martedì 14 febbraio 2012

Non solo sport - Eternit

Giustizia e civiltà. La lezione della procura di Torino.
Martedì 14 febbraio 2012 - a cura di M. C.

Quarantanni di battaglie. Quarantanni di ricerche, dubbi, perplessita' e dolori. Tanti dolori. Ieri in quel del Tribunale di Torino, già teatro del grande processo contro il colosso Thyssen Kroup, si è consumata una nuova grande pagina di giustizia. Attore ancora una volta protagonista e decisivo la procura di Torino nel nome del Dr. Raffaele Guariniello, già famoso per il celebre processo contro la Juventus circa il doping che porto' alla condanna dell'allora medico bianconero Dr. Agricola. Guariniello, insieme alla supervisura e all'appoggio tecnico, giuridico e morale del procuratore capo dr. Giancarlo Caselli, balza ancora una volta agli occhi della cronaca giudiziaria per una battaglia, non solo legale, ma anche morale e umana per una tematica cosi drammatica e delicata come il caso amianto. Il grande processo contro l'Eternit, azienda che nel corso di decenni ha avuto alle proprie dipendenze centinaia e centinaia di lavoratori fa i conti con una giustizia italiana lenta si, ma stavolta efficace e dura. Si è riconosciuto, in sostanza, che l'azienda esercitava la propria attività costringendo i propri lavoratori a operare in una condizione di gravissimo pericolo in quanto a contatto con una fibra micidiale. L'amianto. Un potente omicida. Causa preponderante di una delle neoplasie più terribili, il mesotelioma pleurico. Tale neoplasia, secondo le statistiche, è uno dei tumori che provoca la maggiore mortalità tra gli uomini e, in principal modo, tra i lavoratori che giorno dopo giorno sono a contatto con questo "assassino". Una battaglia legale e umana condotta dalla procura di Torino con impegno, dedizione e grandi difficoltà. D'altronde si sa. Combattere contro i grandi colossi aziendali è sempre stata una battaglia durissima nella quale i vari fronti che si sono aperti sono sempre stati sofferti, amari, complicati. Davide contro Golia. Il potere del profitto e delle connivenze capitaliste e politiche che hanno cozzato con l'interesse, la dignità e la vita dei lavoratori. La procura di Torino non ha mollato. Ha proseguito nel suo cammino. Con a capo sempre il rispetto dell'uomo, il rispetto della legge, il rispetto per la dignità dei lavoratori e del lavoro come vero massimo comune denominatore della vita umana. Un lavoro troppo spesso vilipeso, stuprato nella sua essenza. La giustizia ha colpito nel suo segno. Per il rispetto delle regole. Commovente vedere il volto dei parenti delle tante, troppe vittime del mesotelioma da amianto. Volti di gente comune. Volti di gente che ha perso una parte della propria vita. Ha perso i propri cari. Spesso nelle varie manifestazioni per la difesa dei diritti dei lavoratori, si è sentito partire lo slogan che oramai è diventato un simbolo di ribellione, di rabbia forte: "NON SI MUORE PER IL LAVORO". Una frase dura, forte, ma che non può non essere condivisibile. Il lavoro nel suo senso più profondo, più filosofico e antropologico del termine è vita. Si lavora per vivere. Per realizzarsi. Per avere una propria posizione nella società civile. Il lavoro nobilita l'uomo. E deve essere qualcosa di nobile. Il lavoro è un diritto di tutti che non può sottindere una terribile beffa. Quella beffa celata dall'amianto e dalle tante altre sostanze tossiche con la quale i nostri lavoratori sono a contatto senza, spesso, protezione ma soprattutto conoscenza, formazione, sapere. Lo strupro autentico che il mondo del lavoro ha avuto da una politica vergognosa, complice e ignorante ma, allo stesso punto cinica e spietata nel non vedere, non intervenire è andata sulla stessa retta di una classe aziendale ed imprenditoriale chiusa nelle stanze dei bottoni degli uffici e delle scrivanie, chiusa nella propria torre d'avorio, nella propria campana di vetro. E troppo spesso anche la magistratura in molti casi e in molte realtà spesso del Sud non è stata particolarmente incisiva, forte, presente. La procura di Torino, dopo la grande conquista di civiltà e di giustizia che ha portato alla sentenza contro la Thyssen Kroup, un autentica pietra miliare nell'ambito del diritto penale del lavoro e nel diritto processuale generale, si è ancora una volta contraddistinta per un'altra pietra miliare storica. Aver dimostrato e aver convinto con un impianto accusatorio forte, fatto di prove certe, di indagini particolareggiate, di perizie e controperizie mediche che l'amianto è stato davvero portatore di morte tra i lavoratori. Che tutti quei casi di mesotelioma pleurico non erano frutto di chissà quali motivi ma perchè si lavorava a contatto con l'amianto con colpevole consapevolezza. Un qualcosa che difficilmente in qualsiasi paese civile può essere mai tollerato. La premiata ditta Guariniello-Caselli dimostra come, quando la magistratura viene messa nelle condizioni di lavorare e quando l'equipe di magistrati che assolve al proprio compito di garanti e difensori della legge e dello Stato è caratterizzata da uomini preparati, forti e coraggiosi, alla fine il risultato lo si ottiene. I risarcimenti ottenuti dai familiari delle vittime dell'amianto non potranno certo mai alleviare la sofferenza e il dolore da loro patiti ma in piccolissima parte sono una piccola consolazione per una battaglia sofferta e difficile ma che alla fine ha portato ad un risultato importante e che sarà il simbolo delle prossime ( si spera di no) battaglie contro chi crede che il lavoro sia fonte solo di profitto e morte e non di vita e dignità. Perche' come giustamente si dice, non si muore per il lavoro.


M. C.

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