LITFIBA: IL RITORNO DEL “DINOSAURO”
Dopo quasi dodici anni di separazione dolorosa tornano i Litfiba. La band nata a Firenze nel 1982 negli scantinati di Via dei Bardi a Firenze e che ha lasciato un segno profondo ed indelebile nella storia del rock italiano. Nella Firenze new wave e dark degli anni 80 insieme ai Diaframma di Federico Fiumani, i Litfiba si sono resi protagonisti di una grande rivoluzione, di una grande sperimentazione musicale. Coniugare le atmosfere lugubri con testi introspettivi e duri per poi passare ad un rock più trasgressivo, con i riff potenti ed autentici del chitarrista Federico Renzulli ( Ghigo per tutti). La voce inconfondibile e ruvida nonché assolutamente unica del giovane Piero Pelù che da li a poco diventerà il front man indiscusso della band fiorentina; la tastiera soave e dolce del “marchese” Antonio Aiazzi, grande musicista diplomato al conservatorio, talento puro e carattere introspettivo; la batteria rude e tosta del compianto Ringo de Palma ( al secolo Luca de Benedictis) scomparso prematuramente e che la band ha voluto ricordare nella bella ballata “Il volo”; il basso tecnico di Gianni Maroccolo ( collaboratore poi nei CCCP e nei piemontesi Marlene Kuntz). Insieme a loro sono stati percorsi quasi diciotto anni di carriera che hanno visto all’opera altri artisti entrare nella band in sostituzione di De Palma e Maroccolo. Come dimenticare Daniele Trambusti, grande grinta e tecnica alla batteria, Daniele Bagni al basso e grande protagonista nel lavoro del 1994 “Spirito”, le percussioni del compianto Candelo Cabezas e la grande bravura mista ad un’ottima intesa del chitarrista emiliano Federico Poggipollini ( entrato poi nella band di Luciano Ligabue, un duo rimasto celebre e tuttora saldo). Una carriera costellata da grandi emozioni, una forza d’urto che piano piano ha conquistato le piazze e i palazzetti di tutta Italia e non solo e che ha rivoluzionato il rock italiano, l’ha reso forte anche nel resto d’Europa. I testi dissacranti e contestatori, la vera essenza del rock, uno squillo di rabbia nei confronti di una società spesso bigotta ed ipocrita. Una grande onda che ha portato la band sempre più in alto. Poi all’apice del più bello, il crollo. I litigi. Le divergenze. Soldi. Marchi. Diversità di obiettivi. I fans si sono divisi. Si sono scatenate le discussioni più forti. La band si è spesso chiusa in una divisione interna mai del tutto chiarita ma che ha lasciato tanto ma tantissimo amaro in bocca. Un sodalizio quasi indissolubile agli occhi di tutti. Un muro granitico. Il trio Pelù-Aiazzi-Renzulli come una trimurti, una triade quasi divina. Poi il burrone. I primi segnali con l’uscita nel 1997 di “Mondi Sommersi”, quasi un’avvertimento di qualche scricchiolio nei paraggi, un rock che si allontana sempre di più ma che si sposa con un Pop mai digerito in primis da Renzulli travolto probabilmente dalla grande popolarità di Pelù, orientato oramai verso una carriera da solista ma orientato soprattutto su contesti forse più “commerciali” e orecchiabili e non più come una volta. L’uscita di “Infinito” decreta la totale fine del totem Litfiba per come lo si era concepito e ammirato. Uno dei dischi più discutibili ed inutili degli ultimi ventanni che provocarono la stessa sdegnata reazione dei fans. Un po quello che successe con l’uscita di “St. Anger” dei Metallica. Poi appunto,la separazione, avvenuta alla fine del 1999. Dolorosissima. Un momento difficile per il rock italiano, tanto dispiacere e disorientamento nella band.I tentativi di Renzulli di dare una nuova svolta al gruppo con l’ingaggio del front man Gianluigi Cavallo, del bassista Gianmarco Venier e del batterista Gianmarco Colzi, l’uscita di “Elettromacumba” e di “Insidia” ma il progetto naufraga, non raccoglie consensi e suscita perplessità. Dopo stanb by. Mentre Pelù da solista riesce in qualche modo a barcamenarsi con qualche pezzo da radio, da tormentone estivo. Ma anche per lui dura poco. Dopo qualche anno di silenzio. Come una sorta di riflessione. Uno stand by sulla vita. Su ciò che si è fatto e probabilmente sulla dolorosa fine dei vecchi Litfiba e sui motivi dolorosi della rottura con Ghigo. A distanza di tanti anni all’inizio del 2010 iniziano ad esserci i primi mormorii, le prime indiscrezioni. Forse Piero e Ghigo tornano insieme. Il web si scatena. La speranza piano piano si fa forte. L’incredibile potrebbe verificarsi. Ebbene intorno alla fine di febbraio, l’ufficialità della reunion con in cantiere un paio di pezzi inediti ( e si tratta di “Sole nero” e “Barcollo”, i due inediti poi presenti nel tour dal vivo e nel disco “Stato libero di Litfiba”). Alcuni giornali specializzati parlano di lavori fatti nel silenzio totale in presunte tenute di campagna alle porte di Firenze, di incontri segreti fatti di notte davanti ad una birra. Un nuovo incontro tra due vecchi amici. Si diradano gli attriti. Si chiariscono i problemi. E come una bomba ecco il tour. Italiano ed europeo. Una bomba straordinaria. Numeri impressionanti di spettatori. Fans in delirio. Una reunion riuscitissima. Come se il tempo non fosse mai passato. Ed ora il ritorno in studio. E l’uscita di “Grande nazione”, lavoro nuovo con Daniele Bagni al basso, unico superstite della vecchia band, Pino Fidanza alla batteria e Federico Sagona alla tastiera a ricordare ( o meglio, tentare) il “marchese” Aiazzi. Un lavoro non strabiliante ma sicuramente forte, intenso. C’è una parvenza di ricordo dei vecchi Litifba, testi sempre pieni di contestazione e rabbia nonché ironia sul mondo che ci circonda, sulla nostra non politica e sui nostri politici in generale. Un lavoro comunque più che discreto con un punto in più per il singolo “La mia valigia”, un bel testo e una melodia molto “litfibiana”. Un ritorno vero, comunque. Un ritorno gradito. Che per i vecchi romantici del rock non poteva non essere positivo. Perché chi è rocker italiano non può non avere i Litfiba nel cuore.
M. C.
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