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Auguri Zoff: 70 anni di coppe da campione

Dino Mito, 70 anni di vittorie e rivincite. Per uno che ha alzato la coppa del Mondo a 40 anni, divenendo icona e francobollo dipinto da Guttuso (non Gattuso) e che ha giocato 330 partite consecutive da portiere della Juventus, costringendo il povero secondo portiere Pilone a farsi un cappotto con le ragnatele un traguardo della vita come quello dei 70 anni arriva un po’ di sorpresa

ROMA - Dino Mito, 70 anni di vittorie e rivincite. Per uno che ha alzato la coppa del Mondo a 40 anni, divenendo icona e francobollo dipinto da Guttuso (non Gattuso) e che ha giocato 330 partite consecutive da portiere della Juventus, costringendo il povero secondo portiere Piloni a farsi un cappotto con le ragnatele un traguardo della vita come quello dei 70 anni arriva un po’ di sorpresa. Perché è davvero difficile percepire la differenza tra i giorni della fina carriera, una vita da capitano silenzioso e brontolone, quelli da tecnico e dirigente (Juventus, Lazio anche da presidente, Fiorentina, ma soprattutto Nazionale) e quelli di una pensione digerita grazie alla passione per il golf. Un monumento all’integrità da calciatore e alla figura di ct che dopo la tremenda delusione olandese di un Europeo perso al golden gol seppe dimettersi per una critica pesante di Berlusconi, allora “solo” leader dell’opposizione ma troppo pesante da digerire. 

Era una bella Nazionale, quella, che lanciava Totti e Nesta, Del Piero e Buffon. Proprio ieri al portiere juventino, suo erede e prossimo a sorpassarlo quanto a presenze in azzurro, ha sempre dedicato pensieri importanti: eppure proprio Gigi gli ricordava Albertosi, guascone e talentuoso, quel portiere che gli tolse il posto in Messico nel 1970. Lui, Zoff, così metodico e puntuale che alla fine le sfide le vince tutte. E così è l’unico italiano ad essere stato campione d’Europa (1968) e del mondo (2006). Non casuale che le figure più vicine al Mito siano state quella di Bearzot che lo volle capitano dopo Facchetti, e Gaetano Scirea: gente di poche parole, ma che quando parlavano ottevano in un amen il silenzio. 

Una figura del genere, che manda al minimo dei giri tutti gli eccessi deleteri e bada al sodo, è ancora orgoglio di un Paese intero. Uno da fare ministro o presidente di qualcosa nell’Italia sobria e rigorosa di Monti. Gli resta l’amaro in bocca di una coppa Campioni scappata ad Atene, per il resto il suo giro d’Italia da Mariano del Friuli, passando per Udine, Mantova, Napoli, Torino, Roma e Firenze è una lunga standing ovation. Tra le passioni sport, sport e ancora sport. «Sono stati 70 anni straordinari perché c’è stato lo sport e nello sport ci sono le regole». E tra gli sport soprattutto l’automobilismo e la guida veloce, lui che in porta evitava i fronzoli di una parata troppo spettacolare per il suo understatement friulano, che piaceva tanto ai piemontesi della “sua” Juventus. Gli facciamo gli auguri e basta, semplicemente
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fonte: TuttoSport

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