Sono passati 20 anni. 20 anni in cui si è scritto e detto di tutto. In cui tutti si sono dimenati, hanno criticato, elogiato. Tangentopoli. Uno dei momenti più drammatici e importanti della storia della Repubblica italiana. Un intero sistema politico in ginocchio. Una classe dirigente spazzata via. Più di 30 anni di Prima Repubblica “rasa” al suolo. Quel lontano 17 febbraio 1992 si aprì un grande solco, un qualcosa di indelebile. L’arresto di Mario Chiesa segnò la nascita di uno dei processi più controversi e duri che l’Italia abbia mai subito. I primi interrogatori. Le prime ammissioni, le indagini condotte da pool di magistrati della Procura di Milano i cui nomi hanno fatto storia; Francesco Saverio Borrelli ( Procuratore Capo della Repubblica di Milano), i magistrati Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo. Una squadra di grandi talenti. Coraggiosi, audaci, competenti. Mai la magistratura cosi supportata dall’opinione pubblica. Manifestazioni nelle piazze di appoggio e solidarietà a tutto il pool nel continuare le indagini; boom di iscrizioni alla Facoltà di Giurisprudenza di qualsiasi ateneo. Tanti giovani desiderosi di lavorare per lo Stato e con lo Stato a difesa della legge, per la legge, contro chi, quella legge, voleva eluderla, violentarla, infangarla, denigrarla. Un punto di riferimento fondamentale per una miriade di gente. Il convincimento di aver sostenuto una classe politica corrotta, delinquente, che si era servita del consenso popolare per manipolare i propri interessi, per arricchire i propri patrimoni, un convincimento doloroso e rabbioso ma mai cosi univoco. Un movimento di pensiero che oggi sembra preistoria, condizionato dalla guerra berlusconiana contro la magistratura, i giudici, le toghe politicizzate; una guerra che oggi ha delegittimato la figura del magistrato, lo ha reso debole, frastornato, poco protetto. Un opinione pubblica influenzata dal caimano berlusconiano che solo lontanamente ricorda quel movimento di lotta, di rabbia che fu al fianco della Procura di Milano negli anni di Tangentopoli. Un periodo caldo, dicevamo. Quel lontano 17 febbraio 1992 si aprì una pagina nera, dolorosa ma fondamentale. Tutto partì di li. Arresti a catena, vasi di Pandora che venivano scoperchiati, interrogatori fiume. La scoperta di un sistema totalmente marcio. La tangente come mezzo ultimo per questo o quel favore. Per truccare gli appalti, alimentare illecitamente le casse dei partiti, per alterare il regolare funzionamento dell’amministrazione pubblica. Un sistema di malaffare e di corruzione diffuso e inquietante che coinvolgeva, soprattutto, i politici e i partiti in generale. Le grandi forze democratiche storiche che avevano dominato la scena pubblica dal dopoguerra sino ad allora vivisezionate fino all’ultimo capello, smantellare come un rudere di campagna oramai sull’orlo del crollo. Grandi personalità e uomini politici mafiosi messi con le spalle al muro. Dalla Democrazia Cristiana al Partito Socialista, ai Liberali, ai Repubblicani, ai Socialdemocratici e in minima parte anche al PCI. Nel mezzo tante storie drammatiche e tragiche. Il suicidio di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la faccia scavata e drammaticamente in difficoltà del democristiano Forlani durante l’interrogatorio in aula davanti al PM Di Pietro, il processo Cusani, il coinvolgimento di alti esponenti della Guardia di Finanza, la commistione politica-finanza, il sistema di finanziamento illecito dei partiti attraverso le c.d. “BUSTARELLE”. Un calderone che contribuì a sotterrare definitivamente la Prima Repubblica già notevolmente instabile con la caduta del Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda e la caduta del comunismo. I grandi protagonisti furono loro. Borrelli, Davigo, Di Pietro, Colombo; e dopo Ilda Boccassini, il magistrato di ferro e negli anni successivi la grande accusatrice di Silvio Berlusconi. Magistrati coraggiosi, talentuosi che hanno lavorato nel pieno rispetto delle regole, con il solo scopo di tutelare il diritto e la legge. Un grande servizio allo Stato, per lo Stato e, conseguentemente, per tutti i cittadini italiani. Poi, dopo, la classica macchina del fango in azione. Accusati, vilipesi, lasciati soli. Da li la chiara intuizione che essi avevano colpito nel segno, avevano colpito il sistema, scoperto la grande truffa. Quando ti attaccano, ti delegittimano, ti lasciano soli vuol dire che hai centrato l’obiettivo, che hai colpito li dove dovevi colpire, che hai lasciato il segno. Ciò che hanno dovuto sopportare loro è sotto gli occhi di tutti. Molti costretti alle dimissioni, il sogno di una super Procura anti-corruzione rimasto tale. Loro hanno scoperchiato un pentolone maleodorante, ne hanno vivisezionato tutti i particolari, hanno fermato un mostro e, pertanto, le conseguenze sono state dure. Negli stessi ambienti della giustizia non si sono lesinati commenti maligni, inopportuni e offensivi. Quando subisci tali vessazioni dall’interno ciò ti fa più male. Fa male proprio constatare come dall’interno del tuo ufficio, del tuo ambiente sei lasciato solo. Essi hanno posto fine in quel lontano 1992 ad un sistema che, alle spalle e all’insaputa dei cittadini, faceva e “sistemava” a proprio piacimento, a proprio comodo. Una sorta di anti-Stato. Complicità con le grandi organizzazioni criminali, compromessi con chi doveva aggiustare determinati meccanismi con in cambio il mantenimento economico proprio e del partito di appartenenza. Ebbene, a questi professionisti della legge, non si può non dire grazie. Il grande rammarico, semmai, è per ciò che è accaduto dopo. Per l’Italia. Per ciò che l’Italia non ha saputo sfruttare. Un Italia che non ha saputo approfittare del momento. Di questo anno zero che poteva ridare all’Italia nuovo slancio, nuovo impatto. Sulla politica, sull’economia, sul futuro benessere generale. Sulla grande sfida della modernità. Da quella vicenda non è cambiato nulla. Semmai la situazione è notevolmente degenerata portando fino ai giorni nostri una ventata di antipolitica, figlia di un modo di gestire la cosa pubblica sempre più disgustoso. La corruzione è aumentata. Il malaffare è aumentato. Negli ultimi 17 anni gli scandali sono aumentati. Hanno coinvolto tutti. La politica non ha fatto altro che imboccare un tunnel sempre più nero che ha portato l’opinione pubblica a reagire violentemente contro la casta. La nascita di movimenti civici contro i tradizionali partiti, le ascese di personaggi noti ( Beppe Grillo) che hanno catalizzato soprattutto la rabbia giovanile verso il sistema politico e dei partiti. Tangentopoli è stato un momento importante ma che la politica non ha saputo cogliere. Da una parte, una sinistra mai realmente proiettata al futuro, ancorata a vecchie, forse, mitologie del passato, che non ha saputo approfittare del momento per costruire quella grande forza progressista e socialdemocratica presente invece nei grandi Paesi europei, compiendo la sciagurata scelta di inglobare in se stessa personalità di altra storia politica creando quel Partito Democratico, molto “democristiano” e poco “progressista” che ha addirittura messo a rischio e guastato il buon nome della sinistra, l’ha resa similare ad un sistema di far politica vecchio e addirittura non lecito. Dall’altra parte, la più grande rovina culturale, politica e di costume che l’Italia abbia mai sopportato, negativamente influenzando la mente degli italiani ovvero il Berlusconismo.
M. C.