lunedì 13 febbraio 2012

Pensieri e nervosismo societario

Il diario del Vecchio - 13/02/2012 - Taranto vs Carpi 


Settimana difficile. Silenzi stampa. Grana stipendi. Cali fisici. Punti che si perdono. Il Taranto che si presenta con il Carpi è reduce da giorni non semplici. Si è parlato poco di sport e molto di soldi. Soldi che mancano. Soldi che latitano. Sindaci che devono occupare il proprio tempo a chiedere l'elemosina per una squadra di calcio  quando c'è una città "assassinata" da dissesti finanziari, problemi di ogni tipo e tentativi difficilissimi di ripartenza e con questioni molto più critiche e complicate. Una società che si nasconde dietro alle istituzioni per risolvere le proprie grane. La squadra ne risente. Ma l'impegno non manca mai. Con il Carpi tanto agonismo, tanta generosità ma troppa foga, poca lucidità e tanti interrogativi. Il nervosismo di qualcuno, in primis del tecnico Dionigi, è sintomatico. L'espulsione di Sosa, figlia di poca tranquillità. Sulle gradinate la sensazione che sia rimasta solo la squadra a poter dare un segnale di continuità per cavalcare quel sogno che oramai sta diventando un ossessione da quasi ventanni: ovvero la serie B. Quella serie B troppe volte sfiorata, troppe volte accarezzata e mai raggiunta per questo o per quel motivo. La storia la si conosce e, dunque, non occorre aggiungere altro. Tornando ai giorni nostri, queste ultime due giornate dimostrano come la squadra non sia più brillante come all'inizio della stagione. L'impegno non manca cosi come l'agonismo. Il Taranto dà sempre la sensazione di essere padrona del proprio destino nel bene e nel male. Con il Carpi la squadra si è proposta prendendo il comando delle operazioni ma ancora una volta dimostra una cronica e da un certo punto di vista "problematica" deficienza in zona gol. I numeri sono impietosi. Gli attaccanti del Taranto segnano poco ( tra Guazzo e Girardi la somma fa sei, Mendicino ed Alessandro sono ingiudicabili in quanto arrivati da poco), fanno fatica a concretizzare una mole di lavoro che seppur non brillante come nel recente passato, produce sempre pericolosità. Aldilà del gol subito dopo tantissimi minuti di imbattibilità, figlia dell'errore di posizionamento di un singolo giocatore, la squadra, comunque, concede poco. Ora ciò che manca è la condizione atletica in qualche giocatore. Rantier, Chiaretti e Sciaudone sono in calo. E la manovra ne risente in lucidità, in brillantezza ma non nella voglia. Nonostante tutto, la squadra c'è. E questo forse fa più rabbia. Fa rabbia vedere un gruppo di giocatori che, seppur nelle difficoltà del momento, lotta e si impegna. Cerca la vittoria sino all'ultimo nonostante i propri evidenti limiti realizzativi. E intanto l'impegno e la generosità non bastano a portare punti a casa per rimanere attaccati ad una Ternana che non molla un colpo. La vetta si allontana. E i rimpianti per i punti persi in queste due partite aumenta. In tutto questo contesto, tra Viareggio e Carpi sono succede troppe cose che stanno mettendo una sorta di diga al raggiungimento del famoso sogno. Saranno giorni duri questi. Il nervosismo è palese. La questione stipendi non aiuta. La penalizzazione incide sul morale della squadra. Dalle gradinate questo si percepisce. Le reazioni dei giocatori sono figlie di questa condizione. Il connubio squadra-tifosi, come forse da anni non si vedeva, è assolutamente granitico. Ma dall'altra parte tanta confusione, tante chiacchiere, tante figure magre. Una società che decide di non parlare e di non far parlare, una società che per nome del suo presidente presenta false documentazioni, non paga gli stewart, si nasconde dietro le istituzioni per ricavare lo stretto indispensabile per sopravvivere. Che non vuole chiarire. Che non è chiara con la citta'. La questione dei soldi chiesti alle grandi presenza industriali grida vendetta cosi come è piuttosto grottesca la sottoscrizione da parte di alcuni tifosi di un noto club organizzato della gradinata (il riferimento è puramente casuale per chi sa di chi si sta parlando). Cosi come è alquanto intollerabile che un'altro noto club gestito da sedicenti intellettuali tifosi sostenga che l'anno prossimo il Taranto potrebbe vedersela con il Fragagnano e non più con squadre tipo la Ternana. Cosi non va. Cosi rischiamo di alimentare sospetti e veleni. Chi sa parli. Altrimenti il silenzio sarebbe più consono e più dignitoso. Le divisioni tra tifosi non aiutano. Gli schieramenti dei paladini di D'Addario contro gli anti-D'addario non servono a nessuno. Servono semmai ai nostri avversari per favorirli. Si pensa all'orto degli altri (vedi proteste contro la sentenza a favore del Benevento) ma non si guarda nel nostro che non è più ordinato come un tempo e comincia a presentare qualche crepa.  Cosi non va. E rischiamo tutti di perdere sul campo e anche come immagine. Si è creato un grande rapporto con la squadra e con l'allenatore. Ma cosi si rischia di compromettere tutto.

M. C.

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