Il diario del Vecchio - 10/02/2012 - Note RossoBlu
Non più tardi di tre anni anni fa il sig. Enzo D'Addario entrava a far parte del Taranto Calcio, in primis al 50% con l'imprenditore manduriano Luigi Blasi, ex proprietario del sodalizio rossoblù e poi, con un colpo a sorpresa, rilevò il restante 50% di Blasi divenendo a tutti gli effetti l'unico proprietario della società. Il Taranto. Già. Il nostro caro Taranto. Emblema della città ionica, patrimonio di un'intera comunità, simbolo del riscatto di una collettività spesso ( anzi, troppo spesso) bistrattata, calpestata nella sua dignità, nella sua essenza. Tante volte questa città si è immedesimata nella squadra di calcio per poter emergere, per poter contare qualcosa. Ebbene. Molti diranno. Troppo comodo. Come può una città come Taranto sperare di emergere in un contesto di degrado culturale, economico, sociale, direi quasi , antropologico? Il riferimento principale è al nostro presidente. Tacciato di essere l'esempio principe della più rinomata "imprenditoria" ionica, simbolo del lavoro, capacità manageriale, capacità gestionale. Nel calcio niente di tutto questo. Eppure le premesse erano roboanti. Grandi investimenti. Stadio nuovo o comunque ristrutturazione dell'attuale Stadio "E. Jacovone". Cittadella dello sport e cosi via. Ricordo un'intervista del dirigente rossoblù e stretto collaboratore di D'Addario, il dr. Mike Hulls, parlare in questi termini, e, si presume, con un chiaro mandato della società. Un presidente ed una dirigenza troppo spesso coccolati ( in primis il sottoscritto non era dispiaciuto dall'entrata di D'Addario nel Taranto contando sulla sua storia imprenditoriale, su ciò che aveva conosciuto, su ciò che è riuscito a costruire anche economicamente). Certo, fino a qualche tempo fa, abituati ad esperienze passate di fallimenti letterali, coccodrilli truffatori, padri-padroni e gestioni dilettantesche, non potevamo che constatare lo sforzo della famiglia D'Addario nel ridare alla Taranto calcistica una nuova dignità sia come gestione che come rapporti. Dalla ricostruzione del settore giovanile, al marketing, al merchindising, al settore comunicazione, alla presenza costante del presidente sui media locali ( dunque un continuo confronto con tifoseria e mondo del'infrmazione) al pagamento degli emolumenti a calciatori e tecnici. In poco tempo a Taranto si era ricreato un'eldorado. Perchè D'Addario pagava. Era puntuale. Era presente. Si faceva sentire. In tutto. E badate bene, pur non essendo un tifoso di calcio, un appassionato. E qui è il punto. E ora? Che succede? Da qualche mese si scoprono gli altarini. Stewart non pagati. Calciatori e tecnici senza stipendio da mesi. Fatica a trovare liquidità. Si diraà: bè, la crisi incombe, specie nel settore auto. D'accordo. Su questo punto di vista nulla quaestio. Ma poi esce la storia della volontà del re dell'auto di entrare nel Grottaglie Calcio, quindi comunque un investimento economico, l'entrata della famiglia in altri affari, eppure nel Taranto Calcio qualcosa si inceppa. Il padre che scappa, che non parla, che sta in silenzio, che si limita a qualche striminzita dichiarazione, il figlio Valerio mandato in bocca al lupo dell'informazione facendo spesso la figura del rappresentante, del nuntius che come nell'antica Roma faceva da portavoce dell'Imperatore di turno. D'improvviso accuse a destra e a sinistra. C'è chi vuole minacciare, c'è chi vuole destabilizzare. E nessuno viene allo stadio. E nessuno crede nel progetto. Quante volte abbiamo sentito queste cose. Domanda: ma se un'imprenditore è in difficoltà non può cercare di trovare qualcuno che lo possa affiancare, o, nel caso estremo, farsi da parte? In un breve lasso di tempo siamo passati dai grandi proclami, dal "tutto ok", "tutto perfetto", "grande gestione", "taranto come modello per tutta la serie C italiana, "una delle poche società in regola" ( tanto da meritarsi un'apprezzamento da parte della stessa COVISOC) al silenzio, al rifugiarsi in corner, dall'accusare. Ma come mai improvvisamente non vengono pagati più gli stipendi? Come mai un ufficio legale di indubbio spessore non prepara il ricorso per l'assurda penalizzazione per via del calcioscommesse ( si parla di responsabilità presunta, non so si rende l'idea)? Come mai quell'inceppo con il credito sportivo per la questione Branzani? Tante domande. Pochissime risposte. E, quindi, chiarezza zero. E ora? Arriviamo al dunque. Intervengono le istituzioni. D'Addario continua a non parlare. Spuntano presunte forze imprenditoriali disposte a dare una mano per evitare un'altra penalizzazione. E chi sono questi angeli del cielo? L'Ilva? L'Eni? La Cementir? Ebbene si. Per quanto l'Eni abbia fatto intendere di non voler intervenire ( anche se i rumours parlando addirittura di un interessamento dell'azienda in questione per l'eventuale ristrutturazione dello stadio...siamo all'assurdo), le grandi presenze industriali del nostro territorio dovrebbero intervenire nell'aiutare la squadra di calcio per salvarla dall'irreparabile? E perchè? E per cosa? Per pulirsi la coscienza? Per puro contentino? Per la famosa questione del risarcimento per i danni ambientali e sanitari prodotti? Dovremmo essere presi in giro da questi signori che hanno sulla coscienza morti sul lavoro, disastri ambientali, connivenze di ogni tipo? Ebbene io i soldi sporchi di sangue non li voglio. Tanti non li vogliono. Se ancora una volta Taranto deve abbassarsi a tanto, allora davvero è venuto il momento di dire basta. Basta alla speranza di poter davvero crescere come mentalità, come maturità, come senso di appartenenza, come alla speranza di poter fronteggiare con orgoglio e coraggio questi bestioni che ci hanno colonizzato, portato si lavoro ma fregandosene altamente del resto, con la stragrande maggioranza della politica che non ha fatto altro che stare zitta, convivere con tutto ciò, con evidente convenienza personale. E gli altri dove sono? Le famose aziende tarantine?? I famosi imprenditori tarantini dove sono?? Se si parla di sport e, nel particolare, di calcio, non vogliamo ricatti, contentini, pacche sulle spalle, contributi come se fossimo degli sfigati. Ancora una volta una pagina nera. E gli scenari potrebbero essere terrificanti. E se questa situazione fosse l'anticamera per l'entrata nel calcio tarantino di questi colossi? Il solo pensiero è da brividi. Tocca lo stomaco. E il dramma è che probabilmente la maggior parte dei tarantini ancora una volta dimostrerebbe la propria pochezza e la propria prerogativa di essere delle prostitute intellettuali.
M. C.
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