Pur non condividendo al cento per cento il fatto che un gruppo di persone unite da una passione calcistica (in questo caso il gruppo Taranto Supporters) si mettano insieme per raccogliere dei soldi per darli ad una squadra di calcio o comunque per metterli a disposizione di una società di calcio per poter in qualche modo darle una mano ( da questo punto di vista il tutto stride con una realtà quotidiana che dovrebbe un po tutti portare semmai a raccogliere fondi per le famiglie bisognose, per gli ultimi, per chi ha perso il posto di lavoro, per chi vive nell'incertezza, nelle difficoltà che la vita riserva loro fermo restando che semmai è la società sportiva con i suoi mezzi, i suoi contatti che deve trovare quelle sponsorizzazioni necessarie per potersi sostenere senza chiedere bisogno o aiuto a chicchessia e ci riferiamo anche e soprattutto alle istituzioni pubbliche), cio' che è accaduto nei confronti del Taranto Calcio e dei propri supporters è un qualcosa di difficilmente tollerabile. La ribalta nazionale sulla questione della sponsorizzazione della squadra di calcio del Taranto dimostra come il caso sia davvero clamoroso, incredibile, specchio di una realtà sempre più inquietante, realtà che stride con la logica, la normalità. Una semplice scritta su una maglietta che recitava "RespiriAMO Taranto" diventa improvvisamente un caso "politico", "morale", "giuridico". Una Lega Calcio che prima dà l'assenso e poi ritorna sui suoi passi; da qualche parte qualcuno è intervenuto e ha fatto fermare tutto. Una scritta che di certo non conteneva nè messaggi politici, nè messaggi incivili nè insulti. Una semplice scritta in cui i supporters tarantini hanno voluto rappresentare un proprio libero pensiero, in una città in cui tanto riscatto vuole e tanto riscatto pretende. Ma evidentemente questo è un Paese in cui non ti puoi esprimere liberamente perchè chi gestisce e spadroneggia nelle stanze dei bottoni ha il grande potere di metterti i bastoni, di fermare tutto perchè la cosa dà fastidio, dà una cattiva immagine di sè, innervosisce. La coda di paglia che il padrone della grande industria ha è talmente lunga e drammaticamente mastodontica che in questo episodio si vede e si nota bene. Se una scritta innocente su una maglietta provoca questo, allora ecco evidenziata la prepotenza del padrone perchè è talmente evidente che il padrone "ILVA" si è sentito toccato nel cuore, si è sentito parte in causa. "RespiriAMO Taranto" poteva essere per loro una sorta di richiamo ad una maggiore attenzione per la tutela dell'ambiente tarantino, oramai violentato e oltreggiato a dovere in tutti questi anni. Guarda caso il tutto all'indomani della grande manifestazione giovanile che si è tenuta fuori dal Tribunale di Taranto, laddove centinaia di studenti dei licei e non solo, senza nessun colore o riferimento politico ( e questo va detto e sottolineato a chiare linee per chi fa finta di non vedere, non capire e non informarsi, soprattutto) hanno espresso il loro dissenso, la loro contestazione e le loro perplessità nei confronti di un colosso industriale che, con sentenze alla mano, aldilà del caso specifico che in quelle ore si stava dibattendo, si è reso responsabile di un disastro ambientale e sanitario senza precedenti, il quale ha determinato una "malformazione" autentica dell'ecosistema tarantino, ha reso la città di Taranto, una delle città più a rischio in Europa. Dibattito che tra l'altro è ancora presente, vista l'ordinanza del sindaco Ippazio Stefàno che ha dato trenta giorni di tempo all'ILVA per mettersi in regola con avvertimento che in caso contrario scatterebbe la sospensione dell'attività produttiva. Ciò che ci appare incredibile è constatare come in un contesto, forse un po troppo, pubblico di una partita di calcio, in un contesto forse un po troppo popolare, in cui il ruolo dei media è più forte, un iniziativa del generale possa destare cosi fastidio tanto da permettere e da costringere chi organizza i campionati di calcio (quindi un'autorità giuridica competente e padrone a casa propria) a fermare tutto, a non dare più l'autorizzazione ad utilizzare quelle maglie per motivi "politici". Ma quale politica? Ma quali messaggi pericolosi? Ma quale sfida? Ma quale comportamento discutibile? E' l'ennesima dimostrazione di come la grande industria che da anni a Taranto mortifica la dignità e i corpi dei cittadini ha troppo spesso la possibilità di intervenire liberamente, senza rispettare le competenze altrui, può mettere il naso anche laddove non gli compete, ha questo incredibile potere gattopardesco con una grave connivenza di certi poteri e di certi organi troppo supini allo strapotere del Grande Mostro. Ci dispiace questo e il tutto evidenzia ancora di più una situazione sempre più intollerabile in cui è venuto il momento di porre un freno. La città di Taranto in tutti i sensi ha il dovere di reagire. Ma di reagire davvero alla grande, con rabbia. Perchè i veri padroni di Taranto sono i tarantini, non signorotti ricconi venuti da Milano ad oltraggiare un intero territorio.
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