Il diario del Vecchio - 15/02/2012
Un altro giorno nero per l'Italia sportiva e per l'Italia intera. Il governo Monti ha confermato di non poter supportare la candidatura olimpica di Roma per il 2020 in quanto la copertura finanziaria e la situazione attuale del nostro Paese non permette di garantire uno sforzo cosi imponente. L'Italia, ancora una volta, dimostra la sua fragilità agli occhi del mondo. Un Paese lacerato dalla crisi economica e politica che avrebbe potuto riemergere attraverso il volano dei Giochi Olimpici, che spesso, nella storia, ha cambiato la fisionomia non solo delle città protagonista ( si veda il caso di Barcellona nel 1992 e Atlanta nel 1996) ma dei Paesi che hanno ospitato i giochi. Economicamente e socialmente le Olimpiadi hanno portato ricchezza, lavoro, modernità e cambiamento. Roma e l'Italia non sono stati in grado di cogliere questa grande occasione. Usciamo sconfitti tutti. Come sempre. Un immagine ancora più compromessa, più nera di un Pase che non conta più. Intendiamoci. Decisione probabilmente saggia. La responsabilità non la si può certo attribuire a Mario Monti. Non ha fatto altro che prendere una decisione probabilmente saggia, inevitabile e, chissà, a malincuore. Ma tant'è. Il fallimento è da attribuire ad una classe politica incapace e corrotta. Perche' si. Il Paese è cio' che mangia. Gli uomini che gestiscono la "cosa pubblica" sono specchio di un Paese. Ventanni di parrucconi e autentici pigmei del non saper fare. L'occasione del rilancio non solo di una città ma di una nazione intera. Nel 1960 grazie alle Olimpiadi romane, Roma e l'Italia ne trassero beneficio. Ma era un'altra Italia, l'Italia del boom economico, l'Italia della labororiosità, l'Italia di Peppone e Don Camillo, scarpe grosse e cervello fino; un Italia uscita lacerata e distrutta dalla guerra che tramite l'avvento della democrazia e della Repubblica cercava di uscire dal burrone. E ce la fece. Perchè era un Italia di uomni veri, forti, che amavano la loro patria e la loro terra che senza bunga bunga, corruzione, mafia, veline e grandi fratelli, costruivano il futuro per se e per i propri figli. Cultura, politica, sport. Soprattutto lo sport. La via più bella, più genuina per rifondare, per ricominciare a crescere. Invece ai giorni nostri solo fango, delusioni, amarezze e incompetenza. Un immagine sempre più sbiadita. E ora le solite tiritere. E' colpa di quello, e' colpa di quell'altro. Politica che si scanna, presunti esperti che si permettono il lusso di intervenire. Un sindaco di una grande città nel più totale imbarazzo. La figuraccia è palese. Non è stato sufficente assistere al teatrino delle responsabilità nei giorni del maltempo, una diatriba stucchevole e allucinante in un Paese che non sa fronteggiare nessuna emergenza. Ma forse è meglio cosi. Non può un Paese attuale come l'Italia garantire su qualsiasi cosa. Non può un Paese cosi lacerato e mal ridotto saper organizzare una manifestazione cosi importante mediaticamente ed economicamente come un Olimpiade. Chi ha contribuito a questa ulteriore figuraccia italiana deve avere il buon gusto di farsi da parte. Di lasciare il campo a nuove forze. Un anno zero totale. Per il bene di tutti. Per il bene dell'Italia.
M. C.
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